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                                         Victor J. Blue. © The New York Times Magazine.

World press
photo exhibition 2026

Il meglio del fotogiornalismo internazionale
11.09 – 4.10 | 2026

Tra i più importanti appuntamenti internazionali dedicati al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria, la World Press Photo Exhibition torna a raccontare il nostro tempo attraverso le immagini premiate dal World Press Photo Contest. La 69esima edizione del concorso ha selezionato i lavori vincitori tra 57’376 fotografie, candidate da 3’747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Esposta ogni anno in numerose sedi nel mondo, la mostra itinerante raccoglie immagini capaci di restituire la complessità della realtà contemporanea: crisi, conflitti, cambiamenti climatici, tensioni politiche e sociali, ma anche storie di resistenza, dignità e ricostruzione. Un invito a guardare con attenzione ciò che accade nel mondo e a riconoscere, nella fotografia, una forma essenziale di testimonianza.

ORARI
lunedì – venerdì: 15.00 – 19.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00

ENTRATA
Adulti: CHF 10.-
Ragazzi dai 6 ai 16 anni, studenti, AVS, AI: CHF 7.-
Gruppi (a partire da 8): CHF 7.- a persona
Bambini fino a 6 anni e titolari AG cultura: entrata gratuita
Clienti BancaStato: 50% di sconto

SU PRENOTAZIONE
Classi scolastiche: entrata gratuita
Visite guidate (IT / EN): CHF 100.-
Prenotazioni all’indirizzo spazioreale@bellinzona.ch 

La foto dell’anno

Il premio World Press Photo of the Year 2026 è stato assegnato a Separated by ICE di Carol Guzy, fotoreporter statunitense. La fotografia è stata scattata il 26 agosto 2025 all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, uno dei pochi edifici federali statunitensi in cui ai fotografi è stato concesso l’accesso. L’immagine documenta il momento in cui Luis, migrante ecuadoriano e padre di tre figli, viene arrestato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione. La moglie Cocha e i figli, di sette, tredici e quindici anni, restano soli, travolti da un trauma emotivo e da immediate difficoltà economiche. Più che un episodio isolato, la fotografia restituisce il volto umano di una politica applicata sistematicamente a persone che si erano presentate alle udienze seguendo le regole ricevute. In quel corridoio, lo sguardo della fotografa diventa documento, prova e memoria.

                                 Carol Guzy. © ZUMA Press / iWitness for Miami Herald.
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Le foto finaliste

Accanto alla Foto dell’anno, la giuria del World Press Photo Contest 2026 ha selezionato due immagini finaliste: Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin, e The Trials of the Achi Women di Victor J. Blue.

La prima documenta la corsa di alcuni palestinesi verso un camion di aiuti entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi farina in un contesto segnato dalla fame, dalla distruzione e dal protrarsi della guerra.

La seconda ritrae Doña Paulina Ixpatá Alvarado insieme ad altre donne Maya Achi all’esterno di un tribunale di Città del Guatemala, il 30 maggio 2025. Paulina, tenuta prigioniera e aggredita per 25 giorni nel 1983, è una delle donne che per decenni hanno vissuto nelle stesse comunità degli uomini che le avevano violentate durante la guerra civile guatemalteca, quando la violenza sessuale fu utilizzata come arma sistematica contro le comunità indigene. Nel 2011, 36 donne Achi hanno rotto il silenzio, avviando un lungo percorso giudiziario contro i loro aggressori. La fotografia documenta il giorno in cui tre ex pattugliatori della difesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità: non solo il ritratto di una ferita storica, ma l’immagine di una forza collettiva capace di trasformare il silenzio in giustizia.

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                                         Saber Nuraldin. © EPA Images.
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                                       Victor J. Blue. © The New York Times Magazine.

La storia dell’anno

Il Premio World Press Photo Story Of The Year 2023 è stato assegnato al fotografo danese Mads Niessen, per la sua opera “Il prezzo della pace in Afghanistan”. Nel 2022 il 97% della popolazione afgana viveva al di sotto della soglia di povertà e il 95% dagli abitanti non aveva da mangiare. Nove milioni di persone erano a rischio di carestia e, secondo le Nazioni Unite, oltre un milione di bambini erano gravemente malnutriti. della pandemia da COVID-19, l’intensa siccità e l’incapacità delle organizzazioni umanitarie di portare soccorso a chi ne ha bisogno stanno aggravando la crisi. Ne è un esempio la storia di Khalil Ahmad (15 anni), i cui genitori, confrontati con l’incapacità di far fronte alle spese necessarie a nutrire la famiglia, hanno preso la decisione di vendere il suo rene per 3’500 dollari.

“Il prezzo della pace in Afghanistan” © Mads Niessen

EventoReale

Tiger Stripes

PORTE APERTE SUL CINEMA DAL MONDO

Proiezione cinematografica

Venderdì 11 | 09 | 2026 | dalle ore 20:45

Entrata gratuita

LUOGO
Antico Convento delle Agostiniane
El Sementéri 2, Monte Carasso, Svizzera

In occasione della World Press Photo Exhibition 2026, la sezione Open Doors del Locarno Film Festival in collaborazione con la Città di Bellinzona e SpazioReale, presenta Porte aperte sul cinema dal mondo, l’evento dedicato al dialogo fra cinema e giornalismo.

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Durata: 95 min. min., lingua originale con sottotitoli in italiano.

Per l’occasione la mostra rimarrà aperta fino alle 20:45, con entrata a pagamento.
La proiezione si terrà nella corte del Convento. In caso di pioggia l’evento sarà spostato all’interno. Informazioni aggiornate su www.spazioreale.ch.

Didascalia

PORTE APERTE SUL CINEMA DAL MONDO

30 | 05 | 2022 | dalle ore 18:00

LUOGO
Antico Convento delle Agostiniane
El Sementéri 2, Monte Carasso, Svizzera

ENTRATA
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In occasione della chiusura della «World Press Photo Exhibition 2022», la sezione Open Doors del Locarno Film Festival, in collaborazione con la Città di Bellinzona, presenta il tradizionale evento dedicato al dialogo fra cinema e fotogiornalismo: protagonista di questa edizione sarà la pellicola del regista César Díaz Nuestras madres (Guatemala, Belgio, Francia, 2019).

Ernesto, un giovane antropologo forense del Guatemala, sta lavorando per identificare le persone scomparse durante la guerra civile. Un giorno, attraverso il racconto di un’anziana donna, pensa di aver trovato una pista che gli permetterà di rintracciare suo padre, un guerrigliero scomparso durante la guerra. Contro il consiglio di sua madre, si tuffa a capofitto nel caso, alla ricerca della verità e della resilienza.

Durata: 77 min., lingua originale spagnolo con sottotitoli in italiano.

La proiezione si terrà alle 21:15 nel Salone dell’Antico Convento delle Agostiniane di Monte Carasso.
Prima della proiezione, dalle 18:00 in poi, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra e sorseggiare un aperitivo nella magnifica cornice dell’Antico Convento.